“Specchio”, una poesia di Salvatore Quasimodo

 

Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.
E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

(da “Acque e terre”, edizioni Solaria, 1930)

 

Fine estate

 

C’è una luce diversa, a fine Agosto, quando cala la sera. Il tramonto lascia subito spazio al crepuscolo e il cielo si tinge di un azzurro che vira all’indaco, dando vita ad istanti magici e sospesi. Non sono scoccate neppure le 20 quando si accendono i primi lampioni, le giornate si accorciano permettendo al buio di ricominciare ad avanzare a poco a poco. Forse, con l’afa ancora imperante, sono proprio quei lampioni accesi ad annunciare l’imminente cambio di stagione. Il buio riprende il cammino che lo porterà, progressivamente, a prevalere sulle ore di luce. E in quel crepuscolo, intenso eppure straordinariamente luminoso, risiede un fascino davvero senza pari. Buona visione della nuova photostory di VALIUM.

 

Foto via Pexels, Pixabay e Unsplash

 

Le Frasi

 

” Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.”

(Albert Camus, da “L’estate e altri viaggi solari”, Bompiani, tradotto da Ettore Capriolo e Sergio Morando)

 

Riconnettersi con la natura

 

Vi auguro un buon fine settimana con questa immagine, una distesa di grano lambita dal sole sotto un cielo straordinariamente azzurro. Giugno è il mese in cui ci riconnettiamo appieno con la natura, assaporando i suoi frutti e godendo della sua infinita bellezza. Ormai manca pochissimo alla mietitura, che abitualmente si svolge a cavallo tra la fine di Giugno e inizio Luglio: un tempo, le spighe color dell’oro venivano tagliate a mano utilizzando una falce, poi si riunivano in grandi fasci chiamati “covoni”. Il lavoro era duro e non conosceva soste, ma le giornate si concludevano con conviviali cene sotto le stelle a cui partecipavano tutti i mietitori. Il canto dei grilli accompagnava l’atmosfera festosa, le lucciole scintillavano nell’ oscurità. A questo rinnovato legame con la natura, descritto sotto svariati aspetti e forme, saranno dedicati tutti gli articoli di VALIUM della prossima settimana. Non vi anticipo altro, invitandovi a seguirmi e concludendo con un’esortazione d’obbligo: stay tuned!

 

L’incantevole fascino del plumbago, il gelsomino azzurro

 

E’ talmente incantevole che Dolce & Gabbana gli hanno dedicato il nuovo profumo della collezione Dolce, Blue Jasmine: un ammaliante connubio a base  di gelsomino Sambac, legno di cedro e fico blu di Sicilia. Eppure, questo meraviglioso fiore dal colore a metà tra l’azzurro e l’indaco con il gelsomino non ha nulla a che vedere. Il suo nome è plumbago, ma viene comunemente chiamato piombaggine oppure gelsomino azzurro (ed ecco il legame con Blue Jasmine). Ho pensato di conoscerlo meglio dopo l’articolo sulla florigrafia che ho pubblicato ieri, perchè lo merita. A proposito, qual è il significato simbolico del plumbago nel linguaggio dei fiori? Viene considerato un emblema di intesa, di complicità. Forse perchè le sue infiorescenze sono riunite in grappoli e il colore dei suoi cinque petali, che rievoca il cielo al momento dell’ alba o del crepuscolo, rimanda a una serena consapevolezza.

 

 

Tuttavia, curiosamente, pare che il nome del plumbago derivi dalla tonalità plumbea dei suoi fiori. Tale teoria risulta probabile in quanto a volte assumono sfumature che tendono al lilla e, in condizioni di scarsa luminosità, vagamente al grigio. L’ ipotesi più attendibile è quella che fa risalire la denominazione del fiore al latino “plumbum”, piombo, poichè anticamente si riteneva che il plumbago fosse efficace contro l’avvelenamento da piombo. Questa pianta perenne, appartenente alla famiglia delle Plumbaginaceae, sboccia tipicamente nei mesi estivi. E’ originaria dell’Africa meridionale ed è molto diffusa nell’ Europa del Sud. Secoli orsono, veniva ampiamente utilizzata per le sue virtù curative: le popolazioni se ne servivano per guarire dalle patologie della vista, dal mal di denti, dalle fratture, dalle ferite e persino dal morso dei serpenti velenosi. Va aggiunto che, essendo una pianta velenosa il plumbago stesso, è pericolosissimo ingerirlo.

 

 

Grazie alla sua bellezza scenografica, non è raro che il plumbago orni e impreziosisca i terrazzi e i giardini. Chi ama le farfalle, poi, deve sapere che può attrarne in quantità: adorano il suo nettare e gli svolazzano intorno in grandi sciami con le loro ali variopinte. Ma il plumbago sfoggia unicamente quella splendida nuance che spazia tra l’azzurro e l’indaco? La risposta è no: la specie di cui sopra, detta Plumbago auriculata, viene affiancata dal Plumbago indica, i cui fiori ostentano un rosso intenso, e dal Plumbago zeylanica, con infiorescenze bianche. Il plumbago cresce sia sotto forma di rampicante che di arbusto, e ciò lo rende sommamente eclettico; resiste alla siccità e non ha specifiche esigenze climatiche. Inoltre, richiede una manutenzione poco elaborata e vanta fiori profumatissimi: un dettaglio che non stupisce, dato l’omaggio olfattivo che Dolce & Gabbana hanno intitolato al “gelsomino azzurro”.

 

Foto via Pexels

 

I discorsi del tempo

 

O ciel, sei bello quand’azzurro fulgi,
E se d’orror ti cinge la tempesta;
Bello se ridi, o mare, oppur minacci;
Sei bella, o terra, mentre april s’infiora
O l’estate biondeggi, e ti vendemmi
L’anno cadente, o, imperversando i venti,
Tu scintilli di neve alla montagna:
L’ombra, la luce, l’ora mattutina,
E il vespero amoroso, ah! tutto muove
Letizia mesta e arcano un desiderio;

Della pace immortal tutto è un sospiro

 (Augusto Conti, da “I discorsi del tempo in un viaggio in Italia”, 1867)

 

La prima notte di luglio

 

” Nella vita di Herr Cazotte trascorrere la prima notte di luglio all’aperto era una specie di rito. Ad esso fedele, anche il primo luglio di quell’anno, subito dopo che la Corte e tutti gli abitanti di Rosenbad si erano ritirati per la notte, egli uscì sotto le stelle pallide in un cielo terso, in un mondo rorido di rugiada e colmo di fragranza. A tutta prima camminò rapidamente per allontanarsi, poi rallentò il passo per guardarsi intorno. E men­tre così faceva sentì che il suo cuore traboccava di gratitudine. Si tolse il cappello. “Quale tremendo, insondabile potere di immaginazione” si disse “ha formato ognuno dei più piccoli oggetti che ho d’intorno, e li ha combinati in una possente unità! Io non sono una persona modesta, ho una notevole considerazione per i miei talenti, e oso cred­ere che avrei anche potuto immaginare l’una o l’altra delle cose che mi circondano. Avrei potuto inventare i lunghi fili d’erba, ma sarei stato capace di inventare la rugiada? Avrei potuto inventare l’oscurità, ma sarei stato capace di inventare le stelle? Di una cosa sono sicuro” disse tra sé mentre rimaneva perfettamente immobile e ascoltava “che non sarei mai stato capace d’inventare l’usignolo”. “I fiori del castagno” continuò “si tengono dritti come i ceri degli altari. I fiori del lillà sembrano erompere in tutte le direzioni dal tronco e dai rami, dando a tutto l’arbusto l’aspetto di un lussureggiante bouquet e i fiori del cìtiso si inchinano penduli come do­rati ghiaccioli estivi nell’aria di un pallido azzurro. Ma i fiori del biancospino si spandono lungo i rami come fragili strati di neve bianca e rosea. Non è possibile che una varietà così infinita sia necessaria all’economia della Natura, dev’essere per forza la manifestazione di uno spirito universale, inventivo, ottimista e giocondo all’estremo, incapace di trattenere i suoi scherzosi torrenti di felicità. E davvero, davvero: ” Domine, non sum dignus.” Si aggirò a lungo per i boschi. “Stanotte” pensò “sto rendendo omaggio al grande dio Pan”.”

 

Karen Blixen, da “Ehrengard”

Le notti azzurre

 

” A certe latitudini c’è un arco di tempo che precede e segue il solstizio d’estate, poche settimane appena, in cui il crepuscolo diventa lungo e azzurro. (…) Passi davanti a una vetrina, t’incammini verso Central Park e ti trovi a nuotare nell’azzurro: la luce è azzurra, e nel giro di un’ora questo azzurro s’infittisce, diventa più intenso proprio mentre si oscura e sbiadisce, infine si avvicina all’azzurro delle vetrate in una giornata limpida a Chartres, o all’azzurro dell’effetto Čerenkov, prodotto dalle radiazioni elettromagnetiche nelle barre di combustibile nucleare immerse nell’acqua. I francesi chiamavano questo momento del giorno «l’heure bleue». Per gli inglesi era «the gloaming», l’imbrunire. La parola stessa è densa di echi e riverberi – l’imbrunire, il crepuscolo, il tramonto – parole che evocano immagini di persiane che si chiudono, giardini che si oscurano, fiumi con argini d’erba che scivolano nell’ombra. Durante il periodo delle notti azzurre pensi che la fine del giorno non arriverà mai. Quando le notti azzurre volgono al termine (e finiranno, e finiscono) provi un brivido improvviso, un timore di ammalarti, nel momento stesso in cui te ne accorgi: la luce azzurra se ne sta andando, le giornate si son già fatte più corte, l’estate è finita. (…) . Le notti azzurre sono l’opposto della morte del fulgore, ma ne sono anche l’annuncio.”

 

Joan Didion, da “Blue Nights”

Il luogo

 

” Vorrei essere te, così violenta così aspra d’amore, così accesa di vene di bellezza e così castigata.”

Alda Merini, “Per Una Rosa”

 

Un angolo magico di campagna, un’ esplosione di bellezza accentuata dal profumo inebriante delle rose: ti si apre davanti inaspettato e subito cattura il tuo sguardo. E’ un sentiero di cui non riesci a calcolare la lunghezza, immerso nel verde e completamente fiancheggiato da rose che lo sovrastano formando un rigoglioso arco. I colori di questo scenario ammaliano al pari dell’ incanto che sprigiona: un etereo connubio di rosa, verde e azzurro a cui si aggiunge il beige/grezzo della terra, tonalità imprescindibile di una cornice naturale da mozzare il fiato. Siamo nel Paese delle Meraviglie? Forse. Oppure no…Quel che è certo, è che solo il mese di Maggio può offrire simili paesaggi da sogno. Ti addentri in quel sentiero con stupore, senza sapere neppure dove ti condurrà. L’azzurro del cielo, nel frattempo, si tinge delle caleidoscopiche cromie del tramonto prima di sfumare in un crepuscolo color indaco. Tutto intorno è quiete, intervallata dal cinguettio degli uccelli e dal ronzio delle api. Farfalle variopinte svolazzano leggere tra le rose, un vento tiepido veicola  profumi a miriadi. Continuo ad avanzare mentre l’ ambiente che mi circonda si fa sempre più onirico. “Rosa, Rosae, Rosam”, recito mentalmente. E’ come un mantra, una cantilena ipnotica che mi accompagna lungo il tragitto…Non ho idea di dove il sentiero mi stia portando, ma voglio immaginare che proprio in questo momento, nel qui e ora, Maggio mi abbia dischiuso l’ accesso ad un mondo da fiaba.